Karate-Dō tradizionale
Un'arte marziale giapponese che va oltre la tecnica: è un percorso di crescita personale che accompagna tutta la vita.
Un'arte millenaria
Il Karate nasce nell'isola di Okinawa, in Giappone, come sistema di difesa personale che fonde le arti marziali cinesi con le tecniche di combattimento locali. La parola “karate” significa letteralmente “mano vuota” — un combattimento senza armi.
Il Maestro Gichin Funakoshi portò il karate da Okinawa al Giappone continentale negli anni ’20, fondando lo stile Shotokan, che è la base del karate che pratichiamo al Budokan.
Al Budokan seguiamo la scuola del Maestro Hiroshi Shirai attraverso la FIKTA Hiroshi Shirai Karate-do asd.

Il karate non è un traguardo da raggiungere, ma un compagno di viaggio per la vita. La bellezza di questa disciplina sta nel fatto che non finisce mai: quando la forza della giovinezza lascia il passo alla maturità, la pratica si trasforma in pura precisione, controllo mentale e resilienza. Il karate è un percorso in cui ogni giorno si impara qualcosa di nuovo e dove il vero avversario da superare è solo la versione di noi stessi del giorno prima. Non è mai troppo tardi per salire sul tatami e iniziare a scrivere la propria Via.
Karate-do wa rei ni hajimari, rei ni owaru. Il karate inizia e finisce con il rispetto.
Kata, Kumite

Kata
Sequenze codificate di tecniche contro avversari immaginari. È la forma, la tradizione, la perfezione del gesto tecnico.

Kumite
Il combattimento. Mette alla prova velocità, strategia e controllo. Sempre nel rispetto dell'avversario.
Dojo Kun — Le cinque regole
Le cinque massime che aprono e chiudono ogni allenamento: i principi che guidano la pratica del karate tradizionale.
Il primo scopo del karate non è la tecnica ma la crescita della persona: lavorare ogni giorno su se stessi, con umiltà e costanza.
Essere leali e sinceri con sé e con gli altri, mantenere la parola data e affrontare ogni cosa con onestà di intenti.
Coltivare impegno e determinazione: è la costanza nello sforzo, più del talento, a costruire il vero progresso.
Il rispetto (rei) apre e chiude ogni lezione: cortesia ed educazione verso compagni, maestri e avversari.
Dominare l'istinto e l'impulsività: la forza acquisita serve a difendersi e a proteggere, mai a sopraffare.
Domande frequenti
Non ho mai praticato sport (oppure sono fermo da tempo), posso iniziare a praticare Karate?
Qualcuno ha l’idea che iniziare a praticare il karate significhi essere buttati già dalle prime lezioni nel mezzo di combattimenti massacranti o ripetizioni infinite di calci volanti e acrobazie varie. In realtà il corso di karate rispetta passo per passo i tempi e le capacità di ogni principiante, nelle prime lezioni si impara in modo graduale la tecnica dall’appoggio del piede a come chiudere il pugno e si inizia con i primi esercizi per potenziare il fisico e renderlo più elastico. Coordinazione, equilibrio ed elasticità muscolare sono tappe se si raggiungono con il tempo e con l’allenamento.
Mio figlio è particolarmente esuberante (oppure introverso e insicuro), può essere indicato il Karate?
Nonostante il karate si identifichi come sport individuale, in ogni lezione si lavora in gruppo e le precise regole che ci sono in questa disciplina sono rivolte al rispetto all’interno del gruppo. La presenza di regole ben precise, necessarie per potersi divertire e prevenire incidenti, ha un duplice effetto: i ragazzi più esuberanti trovano dei confini ben segnati e si adeguano con facilità ai limiti comportamentali del dojo mentre i ragazzi più timidi beneficiano di queste regole per eliminare i loro timori ed esprimersi con più tranquillità e spontaneità. La pratica di queste tecniche di combattimento individualmente e poi in coppia, rispettando una precisa condotta, è il mezzo migliore per non soffocare l’aggressività ma per convogliarla nella giusta direzione e per sviluppare l’autocontrollo.
Ho avuto e ho tutt’ora problemi fisici, ho subito un intervento chirurgico, il Karate può essere pericoloso per la mia salute?
Il karate è anche un ottimo esercizio fisico perché allena in modo simmetrico e senza sforzi dannosi tutto il corpo, braccia e gambe. Nella durata di un allenamento si passa in modo graduale da una prima fase di riscaldamento muscolare e articolare, una seconda fase più intensa di lavoro tecnico e fisico e finisce con potenziamento e allungamento muscolare. Ogni tecnica che sia pugno, parata o calcio è stata sviluppata nel tempo facendo lavorare al meglio le articolazioni ed ogni posizione fa in modo che il peso del corpo si scarichi a terra in modo bilanciato e senza gravare in modo scorretto sulle articolazioni inferiori. Infine il karate è una attività a corpo libero e quindi senza l’utilizzo di sovraccarichi che possano danneggiare muscoli e articolazioni. Se non ci sono particolari controindicazioni da parte del proprio medico l’esercizio di karate si presta e si adatta alle condizioni fisiche e di salute di tutti.
A che età è meglio iniziare?
Non ci sono limiti di età per iniziare. Il karate è come un vestito che viene cucito su misura su ogni praticante, sarà più mirato all’educazione motoria e comportamentale per i piccolissimi, sarà più intenso a livello fisico per chi inizia da giovane e vuole fare agonismo, sarà più marziale per chi preferisce apprenderne le tecniche di difesa o semplicemente mantenere il fisico tonico ed elastico. La via del karate è un percorso che dura tutta la vita quindi non importa da che punto del tragitto partite, l’importante è iniziare.
Quale è il rischio di farsi male in allenamento o in combattimento?
Il rischio è minore rispetto a tanti altri sport individuali o di squadra sia per quanto riguarda incidenti personali che per scontri fisici con altri atleti. I movimenti in palestra sono studiati per preservare le articolazioni e potenziare il fisico in modo corretto e graduale. Nei combattimenti i regolamenti di gara vietano l’affondo dei colpi che devono essere portati con velocità e potenza ma ad una giusta distanza dal punto di contatto, nel combattimento di karate infatti non è previsto il “k.o.”, le tecniche che colpiscono l’avversario in modo dannoso vengono sanzionate in base alla gravità con penalità o con espulsioni dal campo di gara. Inoltre il combattimento tipico di karate, quello libero in cui ogni avversario decide ed esegue le proprie tecniche di attacco e l’altro deve essere abile nel pararle o schivarle, è solo la fine di un percorso che dura qualche anno e che parte da un combattimento molto più statico in cui attaccante e difensore portano tecniche e difese secondo uno schema già stabilito e quindi in assoluta tranquillità e sicurezza. Questo graduale percorso verso il combattimento libero è ottimo nei bambini per vincere la paura dell’avversario e per impedire incidenti.
Quale è la differenza fra “Shotokan” e “Budokan”?
I due termini vengono spesso accostati dai meno esperti in materia, qualcuno ci chiama dicendo di volersi iscrivere ad un “corso di Budokan”. In realtà, nonostante il “suono” simile, indicano due concetti diversi: il termine “Shotokan” si riferisce allo stile di karate, uno dei più diffusi al mondo e quello che noi pratichiamo ed insegniamo ai nostri allievi, mentre il termine “Budokan” che tradotto significa “Scuola di arti marziali” è semplicemente il nome della nostra palestra di karate e quindi il nome con cui ci identifichiamo quando partecipiamo alle varie gare e manifestazioni.
Il Karate può aiutare mio figlio ad imparare l’educazione e il rispetto delle regole?
Il karate non è educativo a prescindere, quindi non pensiate che portare vostro figlio in una qualsiasi palestra di karate significhi la sicurezza di fagli praticare un’attività educativa. La nostra scuola si è da sempre differenziata per la formazione educativa dei più piccoli anche attraverso progetti dedicati al rispetto delle regole all’interno delle scuole primarie. E’ chiaro che il karate, vista la sua natura di arte marziale e disciplina sportiva sviluppate in anni di tradizioni e influenze che vanno dal Confucianesimo allo Zen, ha ottime premesse per essere uno sport educativo, ma è necessario rispettare determinate condizioni sulle quali noi ci battiamo da anni. Innanzitutto ci deve essere attenzione ai tempi di apprendimento di ogni bambino: l’agonismo esasperato, quello da fare a tutti i costi, che brucia i tempi e che “butta nella mischia” bambini assolutamente impreparati provoca timore e frustrazione e crea un clima in cui il bambino non accetta più l’insegnamento fino a portarlo ad uno vero e proprio rigetto delle regole. In secondo luogo si parla in tanti sport di “vivaio giovanile”, in realtà non abbiamo a che fare con piantine da innaffiare e estirpare all’occorrenza ma di persone, piccoli adulti, con i quali entrare in empatia per percepire le loro sensazioni, le loro aspettative, le loro paure e con i quali interagire. L’insegnamento non è un’attività da portare avanti secondo schemi prestabiliti ma adattandola alle necessità di ognuno e non alle ambizioni sportive di dirigenti e allenatori. Infine non scordatevi che l’istruttore sportivo, in questo caso educatore sportivo, non ha la bacchetta magica per trasformare vostro figlio nel bambino più composto ed educato al mondo se non c’è la collaborazione di scuola e famiglia. Un bambino che cresce a casa e a scuola in un ambiente privo di regole, o comunque in un contesto in cui il rispetto delle regole è lasciato a libera interpretazione del bambino, troverà pochi giovamenti in uno sport che gli occupa non più del 10 % del suo tempo. E’ necessario un linguaggio comune e un continuo confronto fra palestra, scuola e famiglia che accompagni in modo chiaro il bambino nel suo percorso educativo, un sostegno a 360° che dia sicurezza al bambino e fiducia verso gli adulti. Questo è l’unico metodo che predispone il bambino ad assimilare velocemente e in serenità il rispetto, l’autocontrollo e l’educazione. Citando Plutarco è bene ricordare che ogni allievo non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere.
E’ obbligatorio per mio figlio partecipare alle gare?
Nel karate l’attività agonistica è presente ma non è il fine principale. Gli obiettivi principali della nostra associazione sono la crescita personale, fisica e caratteriale, dei nostri allievi, il settore agonistico è solo un accessorio utile ma non indispensabile a questo processo di crescita. Partecipare alle gare non è obbligatorio ma a discrezione di ogni bambino e in base agli impegni lavorativi o familiari dei genitori che non devono vivere questa attività come un peso. E’ possibile iniziare a partecipare alle gare da subito o dopo qualche anno, oppure iniziare e interrompere per un periodo per problemi personali di salute, di studio o lavorativi. Nessuno è messo in panchina, non esistono selezioni e convocazioni, contratti o cessioni a società, ogni allievo con l’aiuto del proprio maestro è libero di affrontare l’attività agonistica come meglio si sente.
